Giocando con l’e-book reader

Sony Reader PRS600
Sony Reader PRS600 (fonte: PcWorld)

In ufficio da qualche giorno circola un lettore di e-book, omaggio di rappresentanza da parte di un fornitore. Snobbato dai colleghi, il cosino ha trovato un po’ di attenzione da parte del sottoscritto.

Il lettore è un Sony Reader Touch Edition (PRS-600), votato da PcWorld come uno dei migliori (torneremo su questo giudizio in seguito).

Lo provo su Linux Ubuntu 9.10. Il lettore viene con un software proprietario per l’installazione di un’interfaccia di dialogo per Windows o Mac. Per vederlo su Linux è sufficiente montarlo come hard-disk esterno: è possibile quindi esplorare il dispositivo muovendosi fra le cartelle e caricando o cancellando i file normalmente.

Benché il sistema sia predisposto per i libri in formato epub, verifico che funzioni anche con i pdf: li riconosce e li legge correttamente, pur con qualche difetto che vedremo dopo.

Per gestire il dispositivo installo Calibre. Calibre è un software open-source, disponibile per Linux, Windows e MacOS X.

Il software, che si presenta con un’allegra interfaccia dai pulsantoni giganti, è molto agile, efficiente e intuitivo. Consente di gestire una libreria locale (creando una directory dedicata sul pc) e di allinearla con il dispositivo; allo stesso modo consente di navigare fra i testi del reader e organizzarli, cancellarli, editarne i metadati, i tag, ecc. Un pulsantone invia gli e-book dal pc al lettore, un altro pulsantone salva dal reader i file sul pc. Niente di più facile ;-). Inoltre può essere impostato per dialogare con diversi modelli di lettori, in modo da ottimizzare le prestazioni: i lettori supportati non sembrano pochi.

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Giocando con l’e-book reader

Demo di Koha installata al Cilea

Leggo con enorme piacere che al Cilea è stata installata una demo di Koha, il software open-source per ILS e OPAC probabilmente più illustre al momento.

La notizia è stata data sul portale del Cilea – che per inciso fa parte della comunità italiana di Koha –  e si possono leggere dettagli a questa pagina.

Contestualmente, sul Bollettino del Cilea n. 114 un articolo di Zeno Tajoli e Alessandra Carassiti riassume in maniera precisa e sintetica gli aspetti più significativi del software e della sua storia.

La demo dell’OPAC è visibile a questo indirizzo: http://demokoha.cilea.it/

Sono contentissimo di questa installazione demo: avevo provato a installare Koha su un pc locale (e non sono stato l’unico) ma con esiti non pienamente soddisfacenti. Un’installazione curata come sicuramente hanno saputo fare i colleghi del Cilea offrirà una base solida su cui fare esperimenti, divertirsi un po’, fornire un punto di riferimento per chi vuole conoscere meglio questo software – boh, chissà, speriamo!

Demo di Koha installata al Cilea

Standing up for Open Source (nelle biblioteche)

Leggo solo ora il bell’articolo-manifesto Standing up for Open Source pubblicato nel 2007 su Library Philosphy and Practice da L.D. Jaffe e G. Careaga.

Consiglio a tutti la lettura dell’articolo: delinea i principi dell’Open-Source in termini chiari, limpidi, precisi, e li applica al mondo delle biblioteche. Non mi soffermo quindi su un suo commento, perché lo trovo uno scritto particolarmente esemplare, illuminante e sufficientemente esplicito. Inoltre non scade nel fanatismo tipico di chi spesso promuove cause simili: oltre a sottolineare i giusti principi filosofici, non manca di elencare gli aspetti meramente tecnici.

Mi soffermo solo sul punto chiave da cui ha inizio l’articolo:

Fondato sui valori condivisi dell’apertura e dell’accessibilità, il mondo bibliotecario ha una causa comune con la comunità Open-Source.

Questa dichiarazione iniziale, svolta perfettamente nel corso delle 17 pagine, produce un’ulteriore verità. La tecnologia costituisce una parte dello scopo per cui è adottata. Questo nell’era digitale è sempre più vero. Appare sempre più una contraddizione quella di svolgere una missione di apertura, diffusione della conoscenza, circolazione dell’informazione adottando strumenti chiusi, limitati, lenti. Non si può veicolare contenuti fluidi con mezzi rigidi. Il linguaggio è parte del messaggio.

Da questa lettura appare come il mondo delle biblioteche non possa rinunciare a percorrere la strada dell’open-source, perché essa è insita nella sua natura. I due mondi non devono più essere collegati soltanto grazie all’entusiasmo di pochi fanatici o alla curiosità di isolati nerd. Deve essere un processo coerente fin dalle sue fondamenta.

C’è però un lato negativo. Sembra che questa presa di posizione, appassionata ma non fanatica, non sia stata accolta e seguita. Non solo l’articolo non ha prodotto un manifesto, né ha suscitato adesioni, dichiarazioni di sottoscrizione, né ha portato alla costituzione di movimenti coesi. Non ho quasi trovato citazioni dell’articolo (nemmeno nel bell’articolo di Giovanna Frigimelica pubblicato su Biblioteche Oggi di luglio/agosto 2009); gli stessi autori, dopo averlo scritto, si sono occupati d’altro, e non hanno potuto diventare rappresentanti di un qualche movimento. Spero naturalmente che colleghi più aggiornati di me mi smentiscano con valanghe di citazioni, ma io non ne ho quasi trovate.

Insomma, sembra un destino ben peggiore dei manifesti per l’Open Access (Bethesda, Berlino, Messina) che dopo aver raccolto sottoscrizioni entusiastiche anche ad alti livelli istituzionali hanno molto faticato a trovare una realizzazione pratica che andasse aldilà delle chiacchiere e delle fanfare, ma che pur lentamente hanno smosso la comunità.

Standing up for Open Source (nelle biblioteche)

100 mani in aiuto

Il mio amico Kewan mi segnala Aigaion, un software web-based per la gestione di bibliografie.

Prima di iniziare l’opera di convincimento del mio collega Alec – convincerlo a sbattere la testa per installarlo sul nostro server e fare un po’ di prove 🙂 – abbiamo un po’ discusso qui in ufficio dell’applicabilità della cosa.

Un sistema di gestione citazionale sul web, se installato sul server dell’Ateneo, consentirebbe a tutti gli utenti dell’Ateneo di gestire e condividere bibliografie indipendentemente dai software installati in locale, penso a Zotero (che è addirittura legato a un singolo browser) o a EndNote (con il suo simpatico rapporto costo-efficienza) (Tra l’altro, sulla disputa legale intentata da Thomson contro Zotero ci sono stati degli sviluppi divertenti, che purtroppo non ho il tempo per riportare. Mi limito a indicare questi link: uno, due e tre)

Qualcuno mi dirà: “ma EndNote esiste anche su piattaforma web”, e io fingerò di non aver sentito, dal momento che le prestazioni di EndNoteWeb si sono rivelate nelle nostre sperimentazioni molto deludenti. Se mai il confronto sarebbe con RefWorks: ma qui non vogliamo fare una gara né una comparazione tecnico-funzionale (altri più autorevoli di me lo hanno già fatto). Vogliamo cogliere l’occasione per buttare sul tavolo un paio di riflessioni.

Installando Aigaion su server d’Ateneo, e magari collegandolo alle anagrfiche degli utenti tramite Shibboleth per consentire una autenticazione federata, ecco che l’Ateneo potrà disporre – gratuitamente – di un Gestore di Bibliografie Istituzionale, utile anche per condividere le bibliografie. Potrebbe anche essere sfruttato come vetrina bibliografica, ovvero per pubblicare online, visibili a tutti, bibliografie di riferimento su determinati argomenti – penso a programmi di esame, o percorsi di ricerca.

Naturalmente prima di realizzare queste fantasie occorrerà testare bene le funzionalità. Per esempio, la funzione “cite-while-you-write” è ancora di là da venire, mentre gli autori dichiarano di non intendere inserire un motore di formattazione che adegui le citazioni allo stile della rivista per cui si scrive. La cosa che più mi duole è non trovare traccia nella documentazione di un collegamento con un Open-URL Resolver, in grado di sfruttare la potenza del legame diretto fra riferimento e documento a cui da qualche anno ci stiamo abituando grazie a SFX.

Altra nota dolente è che benché il software esista dal 2006, il sito ufficiale conta appena tre installazioni…

100 mani in aiuto

Multiricerca in prima pagina. Piccolo ma immediato.

Sul sito dei Servizi Bibliografici Digitali dell’Università di Torino abbiamo finalmente pubblicato un modulo di multiricerca per i quattro servizi principali. La homepage dei servizi così si presenta immediatamente pronta per accogliere una richiesta documentaria dell’utente, prima di spiegare a che cosa servono i servizi stessi.

Pur attraverso i limiti di una ricerca libera (Google-like nel senso peggiore del termine) il vantaggio è che ora l’accesso al servizio è attivo a partire da una richiesta diretta, e non da un semplice link. Insomma viene data precedenza alla richiesta rispetto al servizio in grado di soddisfarla. E ora che lo scrivo nero su bianco mi sembra ancora di più una figata.

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Multiricerca in prima pagina. Piccolo ma immediato.