Atlanti

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Classificazione: Grossi libri blu – Atlanti

Le biblioteche hanno una vita propria, e a volte fanno connessioni strane. Ad esempio, mentre scrivo sul mio tavolo accanto a me si è creata questa pila.

Lunedì 12 sarò al Salone del Libro di Torino a presentare l’edizione italiana dell’Atlante delle Biblioteconomia Moderna di David Lankes. L’incontro sarà a cura di AIB Piemonte e Editrice Bibliografica. Con me ci sarà Silvia Franchini, e avremo David Lankes in collegamento Skype.

L’appuntamento è alle 16.30, in Sala Professionali.

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Ebook fest

Ebook Fest

Grazie al gentile entusiasmo di Giulio Blasi e Andrea Zanni, sono stato coinvolto per l’Ebook Fest che si terrà a San Remo il 25, 26 e 27 ottobre. Giovedì pomeriggio parteciperemo alla sezione “Narrazioni sul futuro della lettura e delle biblioteche“: l’idea sarà quella di lasciare libera la fantasia e divertirsi con l’immaginazione sul futuro dei libri e futuro dei lettori, mescolando narrazioni fantastiche e visioni personali. Spero ci siano molto dibattito e molte suggestioni.

Io penso che alla fine parlerò del Doctor Who.

Ebook fest

Sfumature di grigio

50 shades of Sasha Grey
50 shades of Sasha Grey

Non è che volessi a tutti i costi dire la mia sul fenomeno letterario-editoriale-dicostume dell’estate, ma visto che altri lo hanno fatto voglio approfittarne.

Voglio approfittare del fenomeno 50 shades of grey per piantare il mio chiodo sulla bara dell’equazione libri = cultura.

Che cos’è 50 shades of grey? Una stronzata! diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. 50 shades of grey è un libro.

Non l’ho (ancora) letto. Ma dai passi condivisi online, e dai commenti, si capisce che è scritto male, senza capo né coda, risibile sotto ogni punto di vista. È risibile nei confronti della letteratura di svago, nei confronti della letteratura di costume, nei confronti della letteratura erotica, nei confronti della pornografia.

Ma visto che esiste – è lì – le biblioteche lo comprano per darlo a disposizione della comunità. E fanno bene. Magari lo fanno nonostante abbiano escluso dalle collezioni Manara o Kawabata, ma non è di questo che voglio parlare. Il fatto è che nelle biblioteche c’è anche questo libro. E quando si dice che le biblioteche conservano la cultura, e vanno promosse e difese perché i libri sono sacri e leggere è molto importante, bisognerebbe ricordare che anche questo è un libro.

Ma di nuovo, non è nemmeno questo il punto. Il punto è che per leggere questa roba qua non c’è bisogno di un libro. C’è già tutto su internet. Questo genere di letteratura è già presente online in migliaia di forme e varianti, scritta da 50mila autori anonimi e non, gratuita, in continua crescita, in mille sottogeneri e mille stili diversi. E in genere è scritta meglio. E comunque è gratis. E più divertente, perché non ha pretese “di costume”.

50 shades of grey è un libro che arriva molto tardi in un mondo – chiamiamolo “narrativa erotica amatoriale” – che se l’è cavata sempre benissimo senza bisogno di libri, grazie mille. È la dimostrazione che l’online in molti campi ha già superato l’editoria cartacea con un giro di distacco. È una banale operazione commerciale che in un minuto fa cadere per terra tutti gli stupidi poster READ dalle pareti delle biblioteche pubbliche di tutto il mondo.

 

Sfumature di grigio

Carta

.book by Barbara Piancastelli (source Flickr - CC-BY-NC-SA)

Quest’estate passeggiavo per i paesini dell’Appennino Bolognese con un’amica pittrice, e lei mi parlava del suo amore per la materia, il contatto fisico con essa, il lavoro manuale e la creatività artistica che ne può scaturire. Lei studiava come riprodurre la matericità delle cose – le texture delle pietre, gli aloni delle carte, le venature dei legni – attraverso la pittura. Per questo ho approfittato delle mie (ahimè poche) conoscenze bibliologiche per spiegarle i diversi tipi di carta impiegati lungo la storia del libro, dalla pergamena alla carta di stracci, fino alla carta industriale dei tascabili Gallimard che ingiallisce e si sgretola dietro i vetri della BNF. A un certo punto, lei ha commentato il suo interesse per la questione con una frase che mi aspettavo, ma che è comunque riuscita a spiazzarmi. Ha detto: “questa attenzione per la carta come materiale diventa sempre più importante, perché la carta, se ci pensi, è qualcosa che oggi giorno i nuovi strumenti di lettura digitale ci stanno togliendo“.

Visto che la mia vita è dominata dallo Spirito della Scalinata, mi tocca scrivere qui quello che avrei voluto risponderle, per dare una luce più ampia alla questione e trasformare la paura di povertà nella meraviglia della possibilità.

Il fatto è questo. L’amore che abbiamo per la carta – e per i libri, e per il loro odore, e per le macchie di giallo che si formano con il tempo quando li dimentichi al sole – deriva dal fatto che per secoli è stata il mezzo con cui abbiamo trasportato le parole e i pensieri che ci hanno fatto vivere. Le poesie e i romanzi, la scienza e la filosofia. Hanno vissuto sulla carta e ce li siamo passati di mano con la carta. Ma la carta è un messaggero, non è il messaggio. Noi la amiamo per quello che ha trasportato, non per la sua natura in sé. Questo significato lo abbiamo aggiunto noi attraverso l’uso che ne abbiamo fatto, non era intrinseco nella sua natura. Ma sarebbe sbagliato dimenticare il messaggio per il messaggero.

Oggi a trasportare questi messaggi ci sono altri messaggeri. Ci sono i bit, gli e-book reader, i network. Ci sono libri codificati nel DNA. Ci sono nuovi modi per creare e condividere questi messaggi. È più brutto? No. È meno “fisico” e materiale? Sì, a meno di non riuscire a comprendere tangibilmente il digitale (lo so, la fantascienza tutta si sta bagnando a solo leggere queste mie righe). È qualcosa che ci impoverisce? No – non solo perché la carta non morirà mai (anche se dovesse vivere solo nella pittura della mia amica, o nelle lettere d’amore, o nei paralumi cinesi) ma soprattutto perché, come direbbe Feynman, tutto questo “non sottrae” niente. (Parafrasando il fisico, mi viene da chiedermi che razza di scrittori sono questi, che riescono a immaginare il mondo come una grande biblioteca, ma non riescono a immaginarlo come un’immensa rete di connessioni digitali?)

E, soprattutto, perché quello che conta veramente è il messaggio, non il messaggero. Impareremo ad amare anche questi messaggeri. Impareremo a creare una filìa anche del digitale. Ci saranno dei Borges che ne scriveranno, edificando mondi e suscitando suggestioni.

The Doctor in the (digital) library
P.S.: questo post si collega lateralmente a un tema discusso sul blog di Virginia Gentilini, a cui voleva essere un commento.

P.P.S.: visto che niente avviene per caso, ieri sera mi è capitato di vedere una delle più belle puntate del Doctor WhoSilence in the Library – in cui non solo la biblioteca ritorna a essere metafora dell’universo, ma questa metafora include la persistenza digitale dei ricordi, dei pensieri, delle anime. L’episodio non è recente, ma credo che sia la prima volta che trovo una rappresentazione popolare così efficace e toccante della biblioteca digitale. La mia anima nerd e quella bibliotecaria, grazie al Dottore, si sono prese per mano e si sono commosse.

Carta

La biblioteca pervasiva – 2

Avevo visto giusto, tempo fa, quando parlavo di biblioteca pervasiva, proponendo che il ruolo delle biblioteche si liberasse dal luogo fisico e si trasformasse in un’azione diffusa, diretta e dinamica da parte dei bibliotecari.

D. Lankes viene a portarci la luce
D. Lankes viene a portarci la luce

Tutto questo infatti trova conferma in David Lankes, che è venuto da noi a tenere una bellissima lezione su quella che per lui è la nuova strada della biblioteconomia. Nella bella cornice di Settignano, durante la nostra fortunata summer school sulle colline di Firenze, rosolati dall’afa e consolati da vino e buon cibo, Lankes si è mostrato un affascinante ed entusiasta compagno di conversazioni. In una fantastica lezione di quasi 3 ore ci ha esposto la sua visione della nostra professione; una visione che ruota interamente intorno al bibliotecario e non alla biblioteca. Alla persona capace di creare una relazione dinamica di apprendimento e conoscenza (una “conversazione”, per usare la sua terminologia) anziché alla biblioteca come luogo fisico, unico, inerte, pieno di “cose”.

Finalmente Ibs mi ha spedito il suo Atlas of the new librarianship, un bel tomone quadrato di 7 kili di pagine lucide comprese fra una solida copertina cartonata e che contiene, a metà fra il supporto e il gadget, anche una bella mappa che dispiega i concetti dell’Atlante – subito appesa sopra il mio letto. Ora inizio con gusto a percorrere le sue carte, dopo che altri lo hanno già fatto lasciando dietro le prime riflessioni.

Al di là dell’americanità del contesto e dello stile retorico, al di là delle facili provocazioni, al di là di un sistema filosofico non proprio impermeabile (ho letto di qualche critica al suo impianto teorico) è comunque un’opera che porta tanta aria fresca alla visione di quello che facciamo. E sono contento di trovare conferme a quelle sensazioni che mi si stavano formando dentro negli ultimi due anni.

The Atlas
Atlante reggeva il peso del mondo, ma chi regge il peso dell'Atlante?

Oltretutto la visione di Lankes ci permette anche di salvare, in questi tempi di roghi digitali, il termine biblioteca e bibliotecario, almeno in inglese: la parola “librarian” contiene la radice latina liber – dove l’italiano usa quella greca – quindi possiamo conservare il concetto di libro (come item fisico ormai parzialmente superato) arricchendolo del concetto di libero. Ed ecco che si conferma il tema della missione educativa e formativa, che ricorre con insistenza per tutta l’opera.

La biblioteca pervasiva – 2