Roma

E così sono a Roma.

La più grande, la più bella, la più splendida –

Le strade tuttavia sono sporche.

Ah, e nessuno ti cede il passo. D’altronde negli stessi corridoi della Scuola della Cortesia, chi farebbe altrimenti, quando i muri sono imbrattati di m..a?

(Laurence Sterne, The Life and Opinions of Tristram Shandy, gentleman, 7, XVII)

Faccio mie le parole di Tristram Shandy (ma lui parlava di Parigi…) appena muovo i primi passi nella mia nuova città.

La grande bellezza, Paolo Sorrentino, 2013
La grande bellezza, Paolo Sorrentino, 2013

Da oggi infatti sono a Roma, a lavorare per la Biblioteca e Knowledge Centre del NATO Defense College.

Inizio una nuova pagina della mia vita, un cambiamento che ho voluto molto, cercato a lungo, iniziato in un cammino di un anno fa; un tentativo di aprire finestre diverse, e far entrare arie nuove.

La prima grande bellezza è stata partire con il supporto di tanti amici (e che lunga partenza, e che lungo supporto!). Adesso siamo qui, e vediamo che succede!

Roma

Per una definizione di Bibliotecario

In questi giorni è in discussione una norma UNI molto importante per quel che riguarda la riflessione sulla definizione del nostro lavoro. Che cos’è un bibliotecario? Cosa caratterizza la sua professionalità? La bozza della norma proposta (la BOZZA) è disponibile qui: http://www.uni.com/index.php?option=com_wrapper&view=wrapper&Itemid=900, cercate inserendo il codice U30000730), ed è aperta alla pubblica discussione. Potete leggere dettagli sul percorso della norma e su come contribuire alla discussione nella pagina del sito AIB.

Della cosa si è parlato anche su  AIB-CUR (pochino in verità). Una lettura analitica e intelligente, che condivido in pieno, è quella che fa Laura Testoni su VediAnche. Leggete il suo articolo, o almeno la sua premessa che è un riassunto della norma.

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Per una definizione di Bibliotecario

Sui convegni

Ho recentemente partecipato al seminario sui Linked Data organizzato dall’Università di Firenze. Non scrivo per entrare nel merito degli interventi (alcuni belli, altri tremendi) che in ogni caso sono in parte già disponibili su Jlis.

Vorrei invece cogliere l’occasione per soffermarmi su alcuni aspetti tecnico-pratici sui convegni in generale, che mi sono venuti in mente durante i due giorni di Firenze.

  1. Il wireless. Non esiste che nel 2012, tanto più se si parla di informazione digitale, la sede di un convegno non abbia disponibile una rete wireless. Non esiste. Il wireless non serve per distrarsi dagli interventi, ma per approfondire quanto ascoltato, magari cercando informazioni sull’oratore, o guardando in diretta sul proprio portatile gli esempi che vengono citati, o per comunicare, condividere all’esterno ed espandere quello che sta avvenendo. Oltretutto all’ingresso veniva detto che l’accesso alla rete veniva dato solo a chi dimostrasse esigenze particolarmente urgenti: qualcuno mi spieghi cosa vuol dire.
  2. Twitter. Un buon convegno dovrebbe mettere a disposizione, oltre a un sito dedicato, anche un hashtag ufficiale. Solo alla fine del convegno ho scoperto che Karen Coyle aveva proposto di sua iniziativa un suo hashtag. Così eventuali tweet non hanno potuto essere collegati.
  3. La partecipazione. Incoraggiare gli interventi dal pubblico e la discussione è fondamentale. Questo è stato fatto, anche se un po’ timidamente. La cosa però comporta una risposta adeguata da parte del pubblico: quindi quando si fa una domanda o un intervento dalla sala:
    1. che lo si faccia al microfono. Una domanda non la si fa per sé, ma per tutti, e tutti devono sentire. Non esiste che ci si imbarazzi (ma stiamo scherzando?). Ci si prenda la responsabilità di farsi sentire, e di permettere ai colleghi di sentire.
    2. si dica il proprio nome e la propria affiliazione. Serve a contestualizzare il proprio intervento, dando quindi uno strumento per comprenderlo. Inoltre ai convegni si va per conoscere gente, dare un volto ai nomi di cui si è letto, per cui è importante, oltre che buona educazione, introdursi con una presentazione. Anche utilizzare il badge identificativo che viene dato all’ingresso secondo me è una buona pratica.
  4. La puntualità. Il convegno di Firenze, per quanto fittissimo di interventi, è stato esemplare: si è addirittura concluso in anticipo, e tutti gli oratori hanno rispettato il tempo a loro disposizione. Questo è un buon segno, e dovrebbe essere la norma.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, o se avete in mente altri elementi fondamentali che io non ho citato.

Sui convegni

Mi sono (finalmente) iscritto all’AIB

AIB logo
Associazione Italiana Biblioteche
Nei propositi dell’anno nuovo c’era anche questo. L’ho detto, e l’ho fatto. Mi sono finalmente associato all’AIB!

E ora vediamo come va 🙂

Mi sono (finalmente) iscritto all’AIB