Una chiacchierata appassionante

Chiacchierata e caffè
Chiacchierata e caffè

Oggi ho pranzato con Getaneh Agegn, un collega del DILL1, che ora sta facendo il dottorato a Portsmouth; è impegnato in una ricerca che lo porta a intervistare studenti e professionisti del settore. Abbiamo quindi avuto modo di fare una lunga intervista-chiacchierata in un bel caffè del centro storico, e come capita sempre in queste occasioni, ci si sorprende sempre delle proprie stesse parole, perché parlando si imparano tante cose quanto ascoltando. Sarebbe bello poter trascrivere tutta la chiacchierata (nella quale io ero more the chatter than the chattee, quindi diventerebbe una roba un po’ egotica e psicanalitica) ma non posso che limitarmi a brevi appunti.

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Una chiacchierata appassionante

Cancellare? Non me lo faccio ripetere due volte!

Premessa:

Delete - Copertina
Delete: il diritto all'oblio nell'era digitale

Ho sempre voluto essere un bibliotecario “conservatore”, ma la mia carriera è iniziata con un incarico particolare: svuotare e riordinare un vecchio deposito librario. E così mi sono trovato a buttare via tonnellate di periodici dismessi e incompleti, e muovere centinaia di quei bidoni gialli per la raccolta carta. Successivamente questa smania distruttiva si è spostata nel digitale: ho fatto impazzire i colleghi con i miei fulminei raid di pulizia dei file-system condotti con sanguinoso furore vichingo, ho cancellato blog e directory, ho formattato dischi rigidi. Sono un freak dell’ordine e della pulizia. Odio i documenti obsoleti. Odio i desktop e le scrivanie affollate. Mi piace tenere le cose a posto. Sono come il burocrate di Futurama: “anal, compulsive and weird“.

Questo comporta una visione particolare del concetto di “conservazione“, che nel mondo delle biblioteche rientra sotto l’etichetta della “gestione delle raccolte”: cosa conserviamo e cosa buttiamo via? Perché farlo? Quali scelte operiamo? Quali conseguenze ha lo scarto per la nostra raccolta?

Per questi motivi mi sono avvicinato carico di eccitazione al libro di Viktor Mayer-Schönberger Delete: il diritto all’oblio nell’era digitale, (egea, 2010). In un mondo in cui conservare è facile, cosa significa “buttare via”? Cosa significa scartare, eliminare, scegliere, dimenticare? Qual’è l’economia di quello che chiamiamo “preservazione digitale”? Quali conseguenze hanno la conservazione e la distruzione?

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Cancellare? Non me lo faccio ripetere due volte!

Biblioteche by night

Conosciamo tutti i problemi di conservazione del materiale librario: sappiamo ad esempio che la luce diretta è estremamente dannosa, o che temperatura e umidità vanno tenute sotto controllo. Ma mi chiedo se siano stati mai fatti studi sull’effetto del volume di decibel sui materiali librari.

Deichmanske Hovedbibliotek
Deichmanske Hovedbibliotek

Lo chiedo perché ieri sera la Biblioteca Pubblica di Oslo, in occasione del Bokfestival, si è trasformata in un raffinatissimo Lounge Club, con tanto di DJ set, e un casino di giovani svaccati su puff e divanetti, chiacchierando fra gli scaffali dei libri, o in coda al bancone del reference per una birra o un bicchiere di vino, o affollati sul terrazzo per una sigaretta nella fresca notte di Oslo.

Mi divertiva vedere persone che fra una birra e l’altra pescavano libri dagli scaffali per sfogliarli insieme agli amici seduti sui tappetoni colorati. Godendomi quella serata vivace in quella cornice vivissima e originale, mi trovavo a esprimere insieme ai miei compagni di master un pensiero che più di una volta mi ha attraversato la mente: i divani in biblioteca.

I divani in biblioteca. Ma ci vuole davvero tanto?

Senza contare il fascino scenografico delle biblioteche in generale: rilassandomi e ridendo fra quelle pareti di libri, riflettevo che raramente ho passato una così bella serata in un locale così seducente e accogliente.

Biblioteche by night

Biblioteche senza libri

E’ successo. A Boston. Una biblioteca dismette tutti i libri. Ragazzi, lo hanno fatto, non ne hanno solo parlato. E’ accaduto.

Attraverso Linkedin mi viene segnalato questo articolo del Boston Globe: http://www.boston.com/news/local/massachusetts/articles/2009/09/04/a_library_without_the_books/?page=full

La biblioteca della Cushing Academy (una prep-school del New England) ha abbandonato i libri. Via tutta la carta: hanno liberato spazio nei locali, e offrono all’utente solo risorse online.

E si discute. C’è chi si strappa le vesti e i capelli, chi grida all’apocalisse.

Ora, non voglio giudicare questo evento, avvenuto in una particolare istituzione di una particolare zona del mondo, molto lontana da quello che sono abituato a vivere e conoscere. Mi limito a cogliere lo spunto per pubblicare un mio pensiero.

Io adoro i libri. Li amo, mi piacciono fisicamente, li venero come una delle cose più belle mai create dall’uomo.

Ma mi preme sottolineare questo: i libri non sono sinonimo di cultura. I termini non sono equivalenti. “Cultura” è un termine della sfera dell’antropologia, e indica un concetto vasto, ampio, mutevole. I libri sono un mezzo che nei secoli è stato il principale scrigno del sapere, ma come c’è stato un tempo in cui non esistevano, ci sarà un tempo in cui non ci saranno, sostituiti da altre cose. Chi compie l’equazione libri=cultura ha una visione ristretta e limitata del concetto; chi, sulla base di questa equazione, lancia anatemi scandalizzati o promuove campagne d’indignazione fa solo operazioni demagogiche, populistiche, provinciali.

Biblioteche senza libri