Italian translation of David Lankes' Atlas of New Librarianship

L'Atlante della Biblioteconomia Moderna - Copertina © Editrice Bibliografica
L’Atlante della Biblioteconomia Moderna
After a long processing, the italian translation of David Lankes’ Atlas of new librarianship is finally ready.
I’m speaking about it because I participated in the translation, together with the italian DILL students lead by prof. Anna Maria Tammaro and Elena Corradini. The book will be published by Editrice Bibliografica on march 13th, and we’re planning some presentations across the country.

I’m happy about this because I believe that Lankes’ base concepts are important in our community, but I see that our professional discussions often lack them – as I have stated several times. Besides I believe it’s crucial to work sharing the same vocabulary and principles. I have also noticed that New Librarianship’s concepts are very natural and common among the younger professionals, and this should mean something.

To conclude I inform that if you want a glimpse of Lankes’ principles you should take a look at his other book “Expect More“, which he made available for free here.

Italian translation of David Lankes' Atlas of New Librarianship

4 pensieri su “Italian translation of David Lankes' Atlas of New Librarianship

  1. Pierfranco ha detto:

    Ho letto Expect More e mi piacerebbe sapere se anche l’Atlas ha la stessa caratteristica: cioè che Lankes non ha un tessuto di riferimenti ad autori contemporanei, se ha dei debiti, non li esplicita. Cita pardi fondatori come Dewey e Ranganathan, ma io vedo nel suo discoso molto altro: vedo molti elementi in comune con Henry Jenkins e con Weinberger, ma mai espliciti, né riconosciuti. È vero che potrebbe anche essere una consonazna generica, ma anche in questo casi ci si apsetterebnbe di vederla discussa, almeno menzionata. Così mi chiedo: anche l’Atlas non ha una parte che anche senza essere una literature review in senso stretto, espliciti dei prestiti, delle affinità? Il libro Expect More non ha neppure una bibliografia. L’Atlas ce l’ha? Lo guarderò alle Stelline ma tu probabilmnente ne avra una copia e sai come è strutturato.

    1. In parte è così anche l’Atlas. L’apparato bibliografico è distribuito nella seconda metà del volume. Dopo il trattato vero e proprio infatti l’Atlas contiene una consistente parte di paragrafi che definiscono e approfondiscono gli “agreements” del libro – ovvero i fondamenti o le unità concettuali – ciascuno dei quali contiene una breve lista di approfondimenti bibliografici (detti “related artifacts”). Non esiste una vera e propria sezione “bibliografia”. Non so però come l’edizione italiana abbia reso questa parte, perché il nostro gruppo ha lavorato solo sui capitoli veri e propri del libro e non sugli agreements al fondo.

  2. Pierfranco ha detto:

    In realtà io non mi riferivo alla eventuale presenza di bibliografie o sezioni di letture consigliate. Mi riferivo invece al fatto di “costruire” il proprio discorso citando direttamente nel testo (quindi con uso di riferimenti bibliografici interni o di note a piè di pagina) nomi di autori da cui prende qualcosa in prestito, o di autori che invece confuta, ecc. Sono cose comuni in qualsiasi articolo scientifico o monografia umanistica. Se Lankes non lo fa, mi pare ormai di dover concludere, vuol dire che scrive in maniera molto molto personale e nasconde gli autori che lo hanno influenzato (dico “nasconde” perché a mio parere non è possibile che non legga nulla e che non sia vicino a qualcuno). Ma così non si inserisce in una “conversazione”, in un dialogo avviato nella sua comunità professionale. È uno strano caso di stile idiosincratico che finisce per dare l’impressione di una riflessione “solipsistica” quando è ovvio che non può essere realmente tale. Insomma: la mia impressione è di scarsa trasparenza e anche di fastidio molto personale per quello che a me pare un tentativo di sfuggire a qualsiasi tentativo di definizione e inquadramento.

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