L’ICCU e la paventata chiusura di SBN. Un “capolavoro di insensatezza”.

In cui l’Autore chiarisce un’importante distinzione concettuale, dissipa la confusione mediatica e citando Giorgio Caproni racconta il suo personale e limitato punto di vista sul tema caldo di questo maggio piovoso.

Il 7 maggio, grazie a Francesco Piras, leggo questo comunicato stampa secondo cui il catalogo SBN è a rischio chiusura a causa dei tagli di fondi all’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico), l’ente che lo gestisce.

È partito un tam tam mediatico mosso da stupore e indignazione su questa pazzesca e vergognosa situazione.  Ma come sempre c’è molta confusione sotto il sole, sia sul web (dove sotto l’hashtag #salvatesbn si raccolgono protesta e approssimazione) sia fra colleghi.

In attesa che qualcuno più bravo di me faccia il punto della situazione, butto giù alcune osservazioni.

Innanzitutto, ICCU, SBN e l’OPAC SBN sono 3 cose diverse.

L’ICCU è un ente. Per il momento non ci interessa.

SBN è un servizio – relativamente all’avanguardia se vogliamo – fondato su una forte infrastruttura che consente la cooperazione fra le biblioteche su tutto il territorio – essenzialmente a scopo catalografico, ma anche di servizi.

L’OPAC SBN è il catalogo elettronico di tutto questo, grazie a cui gli utenti di tutta Italia vedono dove si può trovare – in tutto il territorio che aderisce alla rete SBN – un certo documento. Il fatto che si chiami OPAC mi fa venire la bile, ma è un dettaglio.

Se non viene mantenuto l’OPAC gli utenti perdono un servizio importante. Se cade SBN le biblioteche ritornano all’isolamento pre-digitale. Ad esempio, saltando la partecipazione catalografica, dovranno ogni volta catalogare ogni libro da zero, né potranno appoggiarsi a voci di autorità (autori, soggetti, classi, ecc.). Senza contare che molte biblioteche o sistemi bibliotecari dipendono da software propri di SBN (ad es. SbnWeb) – mentre le biblioteche che usano altri software potrebbero perlomeno continuare a lavorare nell’isolamento locale.

Sia chiara una cosa: piangiamo la morte di SBN, ma l’ICCU in questi anni NON HA lavorato proprio benissimo (parlo in base alla mia esperienza professionale che ho fin dal 2004, anche come gestore di un Polo SBN).

Caveat: da qui in avanti questo post non vuole in alcun modo essere offensivo, lesivo o provocatorio nei confronti di alcun collega.

Ha fornito una pessima assistenza (le nostre telefonate spesso ricevevano questa risposta: “No, la dottoressa nun ce sta – no, nonzo quando torna”. Giuro).

Ha fornito una documentazione tecnica scarsa e confusa.

Ha avuto un peso dal punto di vista comunicativo praticamente nullo. Io ho contato una decina di mail alla lista AIB-CUR negli ultimi due anni e mezzo, fra le altre cose, senza contare la scarsa presenza nella letteratura professionale.

Infine non mi risulta che abbia mai dato indicazioni sulla proprietà e il riuso dei dati.

Si è poi lanciato in iniziative scoordinate. Cito due esempi.

Il mio preferito. L’ICCU ha rinnovato le regole di catalogazione (il passaggio alle REICAT nel 2009) senza progettare in parallelo un adeguamento del software. Al punto che le prime direttive che noi gestori di Polo abbiamo ricevuto sono state: “queste sono le regole, ma non applicatele perché il software non le gestisce ancora”. Mi ricorda di quando il poeta Giorgio Caproni raccontava della tremenda esperienza della guerra:

Le pallottole erano di un calibro superiore alla canna, e il nostro colonnello, paternamente, ci sconsigliò di usarle perché ci sarebbe scoppiato il fucile tra le mani. Questo fu la nostra guerra […] Un capolavoro di insensatezza. Ero ossessionato dallo sdegno, più che dall’orrore o dalla paura.

(Giorgio Caproni, L’opera in versi, Mondadori 1998, p. LVI)

Secondo esempio: l’Anagrafe delle Biblioteche italiane. Le indicazioni anagrafiche relative alle biblioteche italiane esistono in 3 luoghi diversi: oltre all’Anagrafe vera e propria, esistono una serie di informazioni integrate nella rete SBN (informazioni visualizzate dai catalogatori all’interno del sistema), nonché la pagina con l’elenco pubblico dei poli SBN. A una diretta domanda nel lontano 2009 l’ICCU ci spiegò che le 3 informazioni attingono a 3 fonti diverse, i cui gestori responsabili sono persone diverse. Che non si parlano. (Per la seconda volta: giuro).

Ora. Io non conosco nessuno che lavori all’ICCU, non ho mai incontrato fisicamente queste persone, se non da sotto il palco di qualche convegno o seminario. Pertanto non voglio giudicare il lavoro di persone che non conosco e di cui soprattutto non conosco il contesto operativo: non so cosa dipende da ignavia, e incompetenza, e cosa semplicemente da condizioni lavorative inadeguate. Quello che è certo è che la crisi di questo servizio non è solo economica, ma è conseguenza dell’operato di alcune persone, fisiche, umane, responsabili (sia chiaro, non solo all’interno dell’ICCU).

Il taglio dei finanziamenti è vergognoso. Non trasformiamo l’indignazione per l’incuria istituzionale italiana in un’assoluzione generale e indiscriminata.

La sgrammaticata comunicazione della dott. Caffo è forse emblematica di questa gestione, così come la schizofrenia dei comunicati (quello del 7 maggio e quello del 10 maggio sono apparentemente contraddittori).

Sul web i toni sono purtroppo confusionari, come sempre (la morte della cultura, le barricate, ecc.). Però su Twitter c’è qualcuno che parla di #nuovoSBN anzichè di #salvareSBN. Ecco, forse dobbiamo ragionare in quella direzione: rinnovamento, non alimentazione forzata. E distinguere fra la chiusura di un servizio e l’agonia di un ente.

L’ICCU e la paventata chiusura di SBN. Un “capolavoro di insensatezza”.

9 pensieri su “L’ICCU e la paventata chiusura di SBN. Un “capolavoro di insensatezza”.

  1. serena sangiorgi ha detto:

    I comunicati del 7 e 10 maggio sono contraddittori per forza, perchè vengono da 2 parrocchie diverse. Una è quella interna ICCU in cui il personale ha dato per primo l’allarme tagli con un comunicato che ha scatenato l’onda; l’altra è la direzione generale ministero, che rassicura in parte e in parte impaurisce…
    Detesto Twitter, la sua sintassi mi crea uno scompenso neuronale. Ma Nuovo SBN o Salvare SBN NON sono in contraddizione: perfino per salvare Pompei bisogna restaurare che cade a pezzi… non so se mi spiego. Con i tagli continui si strozza lentamente, questa protesta ha puntato i piedi un pelo prima del buco nero (forse, si spera): io non voglio (e neppure tu a quel che hai scritto) tornare all’autarchia del prima di SBN. Per cui appoggio (la petizione) e attendo (cosa farà il ministero).
    Su una cosa però hai completamente ragione: la pessima comunicazione dell’ICCU.
    Altri 2 appuntini: io ho SEMPRE trovato al secondo squillo la persona cercata all’ICCU, purchè dalle 9 alle 17,30. Prova tu a cercare qualcuno all’UNI di Milano alle 12.40 risponde la segreteria “i nostri uffici sono chiusi dalle alle”.
    Seconda cosa: distinguere tra chiusura di un servizio e agonia di un ente non serve, se come hai argomentato il servizio dipende dall’ente.

    1. Grazie per queste osservazioni. Ti confermo che il ritorno a uno stato pre-SBN sarebbe disastroso.

      Non dico certo che l’ICCU meriti di chiudere solo perché non mi rispondono al telefono – è una semplificazione grossolana e non è che un punto marginale del mio discorso. Però dal principale ente bibliografico del Paese ci si aspetta forse qualcosina di più. Ed è vero, l’ICCU comunica male – e lo ha sempre fatto, semplicemente nel 2013 questa è una colpa più grave di quanto non fosse vent’anni fa. È ovvio che disservizi del genere sono riscontrabili in qualsiasi pubblico ufficio, ma dal momento che li stiamo combattendo non vedo perché ignorarli anche in questo caso.

      Il mio scopo principale era distinguere i termini della questione, che si fa troppa generalizzazione e confusione (oggi ho addirittura letto un post dal titolo “non chiudete sebina”, per dire). E volevo esprimere una sensazione condivisa fra molti colleghi: il servizio SBN è vitale, ma nessuno vuole che sopravviva così com’è. Open data, standard, documentazione e partecipazione sono vitali – senza di questi (nuovosbn) allora tanto vale che muoia. Le due cose non sono in contraddizione, ma mi sembra utile ricordare che a noi interessa la prima, non la seconda.

  2. Come spesso accade in Italia, ci si accorge di un servizio solo quando è a rischio di chiusura, a quel punto scatta una sorta di indignazione “d’ufficio”.
    Ho letto su twitter di tutto su #salvatesbn, devo dire che la quantità di messaggi mi ha stupito, la partecipazione non me la aspettavo così grande. E questo in ogni caso è un bene.
    Le ragioni tecnologiche di “svecchiamento” ed innovazione, necessarie in SBN come in qualsiasi altro progetto che ha una struttura che si rinnova a cadenza decennale (primo SBN, poi SBN-MARC), sono altra cosa rispetto ai tagli lineari attuati in sede di spending review.

    Rifinanziare SBN potrebbe essere l’occasione buona per rinnovarlo, guardando al futuro e modificando alcune caratteristiche strutturali oramai obsolete.

    1. Apprezzo il fatto che evidenzi la distinzione fra svecchiamento e tagli, che è il discorso che stiamo cercando di fare un po’ tutti in questi giorni, e non sarà mai chiaro abbastanza.

      I tagli sono gravi e inaccettabili. Ma un loro ripristino non deve essere la scusa per lasciare tutto com’è.

      Quanto all’adesione alla protesta, io sono meno ottimista di te: ho letto che la petizione online ha raccolto qualche centinaia di firme. Io credo che debbano essere migliaia, e che mai come in questo caso la movimentazione debba partire dagli utenti del catalogo (cittadini, studenti, studiosi) e non dai professionisti. Una delle cose che scontiamo nel mondo delle biblioteche (e questo all’ICCU lo rimprovero molto) è la scarsità della comunicazione e l’incapacità di creare comunità: senza questa forza il servizio non ha senso di esistere, tagli o non tagli.

  3. […] a Enrico Francese, che aveva pubblicato ieri sul suo blog un post riassuntivo della situazione: L’ICCU e la paventata chiusura di SBN. Un “capolavoro di insensatezza”, nel quale racconta, in maniera assai schietta, la sua esperienza e il suo punto di vista su […]

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