Lavorare in comunità: risorse umanistiche a UniTo

In questo periodo sto rileggendo l’Atlante di Lankes, e sto assimilando sempre più a fondo il suo concetto radicale della biblioteca come una comunità di membri anziché di utenti: un luogo di continuo dialogo e conversazione nella quale i bibliotecari agiscono come mediatori e “facilitatori” più che come banali e silenziosi gestori. Lungi dall’essere originale e rivoluzionario, il libro espone questo principio con una chiarezza e un’insistenza capaci di affermarlo realmente come un manifesto di una “nuova biblioteconomia”. Poi lo abbiamo già detto, lui ha questa retorica così facilona e trascinante che alla fine tralasci i difetti logici e ti concentri sul principio di base. Fatto sta che ultimamente sto cercando di adottare questa prospettiva nel mio lavoro, per quanto possibile. Ed ecco che qui da noi è successa una bella cosa.

I miei colleghi, insieme ai dipartimenti di Studi umanistici e Filosofia e scienze dell’educazione, hanno avviato un periodo di trial di risorse bibliografiche digitali di ambito umanistico. Cito dal nostro sito: “Circa una ventina di diverse risorse (banche dati, e-books, e-journals) saranno accessibili grazie ad un periodo di prova gratuito in due distinte sessioni di un mese l’una, durante le quali tutti gli utenti potranno esprimere la loro valutazione dei prodotti mediante un questionario online”.

Mercoledì c’è stata la prima giornata di presentazione del progetto (la successiva sarà il 6 novembre) e contrariamente a quanto avviene di solito, non sono stati i bibliotecari a illustrare le funzionalità delle banche dati, ma i ricercatori. Sono stati loro, invitati uno a uno, a presentare le risorse, a farne una breve analisi, a condividere le loro prime impressioni e a invitare a ulteriori prove.

La giornata ha dimostrato quanto sia infinitamente più bello il nostro lavoro quando viene condotto insieme ai destinatari del nostro servizio. Quanto è bello ascoltare i loro commenti, scoprire le loro necessità, osservare il loro modo di lavorare – anche di fronte a quelle piccole ingenuità nell’approccio alla ricerca (il desiderio del full-text a tutti i costi, l’uso casual delle parole chiave, il disorientamento di fronte alle interfacce, ecc.) che solitamente vengono superate proprio grazie a quella non piccola expertise in più offerta dagli stessi bibliotecari. I miei colleghi hanno poi evidenziato quanto sia stato utile ascoltare la presentazione: la raccolta delle varie opinioni fra i presenti in sala è somigliata a un vero e proprio focus group grazie a cui è stato possibile capire più da vicino i bisogni e il punto di vista dei nostri utenti.

A fine giornata abbiamo avuto tutti la sensazione che, in fin dei conti, è molto più facile, produttivo (e aggiungo io: divertente) lavorare insieme ai membri della nostra comunità, anziché semplicemente per loro – o, come succede talvolta, indipendentemente da loro.

Speriamo che si prosegua!

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